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Conoscere i paesi fantasma della Puglia

25 Lug

Conoscere i paesi fantasma della Puglia

Il nostro Paese è ricco di città fantasma, località abitate anticamente e attualmente in stato di abbandono. Anche la Puglia offre una serie di cittadine un tempo vive e oggi interessanti da conoscere, visitare e fotografare.

Balsignano, Bari

Balsignano era un antico borgo che oggi si trova nel territorio comunale di Modugno. Famoso per la coltivazione di erbe mediche, il borgo conserva ancora oggi i resti di un casale fortificato e di due chiese.

Il casale di Balsignano sarebbe datato 962 e prenderebbe il nome dai monaci devoti a San Basilio. Nel 988 fu distrutto dai saraceni per poi essere ricostruito nel 1092. La chiesa di Santa Maria di Balsignano risale invece al XIV secolo, mentre la chiesa di San Felice all’XI secolo. Negli anni ’90 sono stati rinvenuti 10.000 reperti risalenti al periodo neolitico del VI-V secolo. Nel XVI secolo Balsignano fu distrutto per l’ultima volta dalle truppe francesi e spagnole che si affrontarono contendendosi l’egemonia dell’Italia meridionale.

Monteruga, Lecce

Monteruga fu edificata nel ventennio fascista (1928) e si configura come tipico esempio di villaggio rurale di quel periodo.

Negli anni successivi, la zona fu assegnata alla SEBI, società elettrica antesignana Enel, che, andata in liquidazione, permise il subentro di imprenditori privati. Monteruga raggiunge il suo splendore durante gli anni ’50, quando i terreni agricoli furono espropriati e assegnati ai contadini che vi si stabilirono.  Il picco demografico fu raggiunto molto probabilmente con gli 800 abitanti.

Ancora oggi, entrandovi, si possono ammirare i resti delle tante abitazioni, dei negozi, della scuola e della chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, il Santo Patrono. Come mai il paese si spopolò? La privatizzazione e spartizione dei terreni, unita all’attrattiva che i grandi centri urbani progressivamente registravano, furono i fattori alla base dell’abbandono di Monteruga negli anni ’80.

Rione dei fossi, Foggia

Il Rione dei Fossi è la parte più alta e antica del comune di Accadia, in provincia di Foggia.

Il suo nome deriva da un errore di traduzione di “Fossa Agroecorum” che vuol dire Fossa degli Orfici (o asociali), denominazione attribuita agli abitanti del posto, i quali vivevano in delle grotte.

Il Rione Dei Fossi ha una storia antica, antecedente addirittura all’anno zero. Si pensa, infatti, che sia sorto dalle ceneri della città di Eca, distrutta nel lontanissimo 88 a.C.
Il borgo antico fu abbandonato dopo il terremoto del 1930, quando gli abitanti decisero di popolare la zona più bassa della collina.

Roca Nuova, Lecce

Le continue invasioni dei turchi furono il motivo della nascita di Roca Nuova. I cittadini di Roca Vecchia furono infatti costretti a trasferirsi più all’interno, a circa quattro chilometri, aiutati dai fondi erogati dal Re di Napoli.

La fondazione del nuovo nucleo urbano avvenne nel 1480, ma il più consistente trasferimento di abitanti si registrò a metà del XVI secolo. Il nuovo centro abitato aveva una grande piazza in cui si adibiva il mercato, almeno quattro nuclei che fungevano da abitazioni, il castello baronale e la chiesa; erano presenti anche due pozzi nella zona centrale ed uno periferico. 

Come mai fu abbandonata Roca Nuova? In primis, le abitazioni erano piuttosto piccole e disponevano di una rudimentale stanza da bagno che, oltre a produrre nauseabondi fetori, causò epidemie di colera. Un altro motivo che portò all’abbandono di Roca fu l’abolizione, nel 1834, dei privilegi fiscali ai comuni con meno di 500 abitanti.

San Nicola Imbuti, Foggia

San Nicola Imbuti è una frazione del comune di Cagnano Varano, nel Gargano, in provincia di Foggia. Durante la prima e la seconda guerra mondiale fu sede dell’idroscalo Ivo Monti.

La sua storia ha radici antiche, testimoniate dalla presenza di un monastero già a partire dal 1058.
I motivi dell’abbandono non sono conosciuti, si può ipotizzare che la chiusura dell’idroscalo abbia influenzato l’emigrazione da parte dei residenti; inoltre non esistono testimonianze dell’abbandono da parte dei monaci, ad esclusione di una carta che attestava la soppressione del monastero ad opera di Carlo III di Borbone nel 1750.
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