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Scoprire Galatina, tra esoterismo ed estrema bellezza

1 Apr

Scoprire Galatina, tra esoterismo ed estrema bellezza

Situata nel Salento centrale, Galatina è uno dei comuni più popolosi dell’area meridionale della Puglia e rappresenta la meta immancabile di qualsiasi itinerario in questa meravigliosa regione.  Si tratta di un piccolo gioiello: basti pensare che la rivista Forbes l’ha inserita tra le tre città italiane da non perdere assolutamente nel 2019.

UN PASSO INDIETRO NEL TEMPO: LA STORIA

La zona corrispondente all’attuale Galatina era abitata già in epoca pre-romana, ma fu distrutta dall’invasione dei goti. Il suo splendore risale al  Medioevo, periodo di dominio di Raimondo (detto Raimondello) del Balzo, a cui si deve la costruzione della bellissima Basilica di Santa Caterina d’Alessandria.

Alla fine del ‘400, l’attuale Galatina divenne ducato e vide, all’interno della sua corte, un fiorire crescente delle attività culturali. Al secolo successivo risale la costruzione delle mura della città, di cui oggi sopravvivono solo Porta Nuova, Porta Luce e Porta Cappuccini.

Il passaggio a città fu segnato dalla dichiarazione di Ferdinando IV il 20 luglio 1793.

PRINCIPALI PUNTI DI INTERESSE

Sicuramente da non perdere è uno dei simboli di Galatina, la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria, dichiarata monumento nazionale nel 1870 e altissima espressione dello stile romanico pugliese e gotico. Voluta da Raimondello del Balzo come ex voto per le crociate da cui era tornato vittorioso, fu costruita tra il 1369 e il 1391 allo scopo di custodire un dito della santa proveniente dalla Terrasanta. Alla morte del marito, Maria d’Enghien fece affrescare magnificamente la chiesa da artisti provenienti da tutto il territorio italiano.

Il tour a Galatina non può trascurare altre tappe di fondamentale interesse religioso e culturale, come la Chiesa di Santa Maria Novella, il Museo Civico Cavoti, la Torre dell’Orologio, il palazzo in stile barocco Mongiò dell’elefante e la Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo.

LA CHIESA DI SAN PAOLO E IL TARANTISMO

Molto famoso è l’aneddoto storico che vede l’apostolo Pietro fare tappa proprio a Galatina durante il suo viaggio da Antiochia a Roma. A seguito di un processo di scristianizzazione del tarantismo, la Chiesa dedicata al culto di questo santo, risalente al XVII e incorporata a Palazzo Tondi, veniva utilizzata per far rinsavire le cosiddette tarantate. Le donne ritenute vittima del morso della tarantola chiedevano grazia al santo proprio in questo luogo, pregando e bevendo l’acqua del pozzo attiguo alla cappella.

Queste manifestazioni risultano ancora oggi molto rilevanti in campo antropologico: nel 1959 l’etnologo Ernesto De Martino decise di visitare il Salento per studiare i fenomeni, oggi interpretati come una forma di isteria dovute al particolare contesto socio-culturale vissuto dalle tarantate. I sintomi riportati, come la depressione, catatonia, deliri, dolori muscolari e episodi di epilessia, venivano curati con una terapia di tipo musicale coreutica, tramite il quale il soggetto era portato in uno stato di trance tramite sessioni di un tipo di danza frenetica, la pizzica.

Come spiegheremmo oggi questi fenomeni? Probabilmente il ballo convulso, accelerando il battito cardiaco, stimolava il sudore e il rilascio di endorfine, favorendo l’eliminazione del veleno e del dolore. Bisogna ammettere, però, che è molto più affascinante lasciarsi trasportare dalla magia e dal mistero sprigionato da questa meravigliosa città.

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