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Trekking in Salento lungo il Limitone dei Greci

11 Apr

Trekking in Salento lungo il Limitone dei Greci

Fare trekking in Salento regala panorami mozzafiato, distese di ulivi secolari e campi di grano dorati. I percorsi da seguire sono moltissimi, ma forse pochi conoscono l’itinerario lungo la linea immaginaria del  Limitone dei Greci.  La passeggiata, che fa tappa a Mesagne, San Donaci e San Pancrazio Salentino,  permette di apprezzare alcune importanti testimonianze di epoca romana e medievale.

COS’È IL LIMITONE DEI GRECI?

Il Limitone dei greci è stato (probabilmente) un’opera bizantina costruita sul finire del secolo VII d.C. Questa muraglia sarebbe stata realizzata per dividere i domini bizantini dell’attuale Salento, a sud, da quelli longobardi, a nord. Il grande vallo partiva da Otranto per finire nello Ionio, attraversando i comuni di Mesagne, Oria e Sava.

LE TAPPE

PARTENZA: Mesagne.

La città, in provincia di Brindisi, conserva alcune importantissime tracce del periodo Barocco. Molto caratteristico è il centro storico a forma di cuore.

Si prosegue verso sud tramite la strada che collega Mesagne a San Pancrazio Salentino. Noterete un paesaggio agrario curato, con alcuni ulivi monumentali. Al km 4,9 svoltando a sinistra, si potrà raggiungere la Masseria Muro Maurizio, dove sono state rinvenute alcune importanti testimonianze di epoca messapica.

Attraversando Cellino San Marco, si arriverà al tempietto di San Miserino, il quale, per molti studiosi, è il secondo edificio di culto cristiano del Salento. Secondo l’opinione di altri esperti si tratterebbe invece di un ninfeo o di ambiente termale. All’interno dell’edificio è presente ancora in parte un mosaico a tessere scure con cornice bianca.

Arrivati a San Donaci, si potrà proseguire verso sud, fino alla zona de Li Paduli. Successivamente, passando per Torre Santa Susanna, si giungerà al Santuario di Sant’Antonio alla Macchia. Il luogo di culto è stato edificato su un’antica cripta su cui vi è raffigurato il Santo.

Curiosità

Le prove dell’esistenza del Limitone sono molto vaghe, nonostante la ricerca costante di prove storiografiche e archeologiche. Le difficoltà di accertamento derivano dal fatto che i confini tra i possedimenti Longobardi e quelli Bizantini furono storicamente instabili. Inoltre, è stato ipotizzato che l’area ospitasse in realtà un fossato con retrostante terrapieno.

Sembra che sia stato lo studioso Antonio Profilo a sostenere per primo (nel 1875) la presenza di una “frontiera” fortificata, rappresentata dai resti di mura megalitiche che segnavano il confine tra dominazione bizantina e longobarda.

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